postato da Kolos alle ore 18:22
lunedì, 26 ottobre 2009

PescaIl giovane si trovava in mezzo al lago, su una barchetta piccola piccola. Aveva molte lenze e una sola canna da pesca. Appoggiato sul fondo della barca, un secchio colmo di pastura e un barattolo pieno di esche vive.
   Il giovane  era a caccia di pesci.
    Non che fosse un granché esperto. Poteva fare affidamento solo sul buon senso e qualche nozione superficiale che aveva assimilato guardando gli altri pescatori.
   Ogni tanto prendeva una manciata di pastura e la gettava in acqua. Prima a poppa. Poi a prua. Oltre l'una e l'altra fiancata. Per un momento rimaneva ad osservare le acque torbide con aria pensosa. Poi si risedeva con un sospiro, si grattava la testa e controllava per l'ennesima volta le poche lenze che aveva già impiegato. Ancora nulla.
    Il giovane pescava per fame, perché credeva di potercela fare, perché era convinto che bisognasse osare per ottenere qualcosa. Ma sapeva anche che di pesci, ormai, in quel lago ce n'erano pochi. Molti altri, e ben più bravi di lui, avevano provato ad acchiappare qualcosa, ma senza risultato.
   Eppure lui, cocciuto, non voleva darsi per vinto. Non ancora, per lo meno. Del resto, erano pochi coloro che si erano avventurati così al largo. Era un'impresa impegnativa spingersi fin laggiù e se si alzava il vento la faccenda poteva mettersi male.
   Forse era solo una scaramanzia, ma non voleva ancora utilizzare la canna da pesca. Per quella, aveva deciso di aspettare dopo il tramonto, quando i pesci abbandonavano i loro nascondigli melmosi e salivano a galla ad osservare la luna. Ecco, lui avrebbe provato il tutto e per tutto in quell'ora. Sarebbe stato il suo ultimo tentativo prima di tornare a riva.
    Il giovane cercò una posizione più comoda. Non sarebbe stato facile aspettare tutto quel tempo, ma avrebbe imparato ad avere pazienza. Qualcosa, ne era sicuro, sarebbe successo.


postato da Kolos alle ore 11:29
mercoledì, 05 agosto 2009

Qualche giorno fa ho scoperto che Parole in corsa.jpgl'ATAC di Roma sta organizzando un concorso di racconti brevi: 90 righe per uscire dall'anonimato - come se l'unica ragione per scrivere fosse la ricerca di gloria... Mah!

Nonostante il titolo, mi è sembrata una bella occasione per cimentarmi nella scrittura di un racconto "a metro" (la lunghezza te la danno loro, tu ci metti i contenuti), cosa che non avevo mai fatto prima. Un paio di giorni per pensarci su, un centinaio di bozze lette e rilette ed ecco venire alla luce Il signor Brambilla, una malinconica storia metropolitana che nasce da un incontro fatto qualche anno fa.

I racconti sono pubblicati online, ma il procedimento per consultarli è un po' macchinoso. Ecco qui come fare:

1. Andate sul sito del concorso:

passionelibri.it/external/77.43.14.27/games/parole2009.cfm

2. In basso a destra troverete un post-it con l'opzione Leggi i racconti. Cliccateci sopra.

3. Selezionate la lettera L e scorrete la lista degli autori fino a Luca Larpi.

4. Cliccate sul nome e godetevi (spero) il racconto, che apparirà sulla destra.


Buona lettura! E fatemi sapere se avete qualche commento
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categoria : scrivere

postato da Kolos alle ore 19:57
lunedì, 29 dicembre 2008

scriba

E tu, che oggi ti interroghi su cosa meriti di essere raccontato, quanta passione hai? Quale scintilla di rivelazione fa nascere la tua voglia di scrivere? (Pseudonimo)

E' stato un minuto di riflessione piuttosto lungo, lo ammetto. Che volete, è un periodo in cui la vita chiede tutta la mia attenzione, e non sempre riesco a fermarmi a raccontare.

Comunque, eccomi qui, alle prese con la domanda di Pseudonimo. Una vera provocazione, soprattutto in un momento come questo, in cui sto mettendo in discussione molte posizioni che credevo inattaccabili. Non è sempre piacevole guardarsi allo specchio, sapete? Scopri cose di te che non ti aspettavi, sei costretto a porti domande scomode e a rinunciare a qualche alibi rassicurante.

E questo che c'entra con la scrittura? C'entra, c'entra. Ma andiamo con ordine.

Quando sono di umore nero allora scrivo / frugando nelle nostre miserie / di solito ho da fare cose più serie / costruire su macerie o mantenermi vivo. (Guccini)

Passano gli anni, cambiano le situazioni, ma in fondo il primissmo impulso che mi spinge a prendere in mano la penna rimane lo stesso. E' sempre stata una necessità. Uno sfogo, un tentativo di esorcizzare i miei demoni, rinchiudendoli in una gabbia di parole per poterli osservare con calma. E' stato anche un modo per prendermi qualche rivincita, dando voce ai miei desideri perchè si avverassero almeno nelle mie fantasie.

Scrivo da sempre. Pensieri senza capo né coda, racconti lunghi e racconti brevi, pagine di diario e via dicendo.  Ma una cosa è buttare giù due righe sotto l'impulso della rabbia o della malinconia, un'altra è farlo leggere a qualcuno. E una cosa è far leggere quello che scrivi a chi ti conosce da tempo, ed è magari disposto a chiudere un occhio sulla forma con cui certi pensieri sono stati espressi; un'altra è decidere di pubblicare e confrontarsi con lettori che non ti conoscono e non hanno nessun motivo per accogliere positivamente il tuo lavoro. In questo caso gli sfoghi non bastano. Occorre avere qualcosa da dire. Qualcosa di bello, ma anche qualcosa di brutto, che hai imparato vivendo. Le domande che ti sei posto e gli accenni di risposta che pensi di aver trovato.

Perchè dunque ho spedito i miei scritti ad un editore? Me lo sono chiesto spesso. Egocentrismo? Curiosità? Desiderio di verificare quanto valessi come narratore? Siamo onesti: fa piacere vedere il proprio nome sulla copertina di un libro. Piace a tutti ascoltare le lodi di chi ha interesse a vedere il tuo racconto pubblicato.

Ma è solo per questo? La domanda me la sono fatta, con un po' di angoscia. Sono andato a rileggere il mio libretto, ho provato ad osservare di nascosto il libraio, Febo e gli altri , senza che se ne accorgessero. E mi sono reso conto, con sollievo, che in quelle pagine c'è qualcosa di più.

In fondo, questo breve racconto non è altro che il mio piccolo tributo alle poche, belle e preziose amicizie che mi è capitato di avere. Il libraio di Kolos è stato un modo per raccontare questi incontri, che mi hanno aiutato in momenti critici. Vale la pena affrontare il pubblico per questo, perchè penso che possa aiutare ad avere un po' di speranza quando calano le tenebre.

Certo, mi piacerebbe che le belle amicizie risolvessero il dramma della vita. Non è così, anche se per un periodo mi sono illuso che lo fosse (e i miei scritti ne hanno certamente risentito - vedete che certi discorsi c'entrano?). Mi sono sbagliato, ma questo non toglie nulla al mio messaggio.

"Amico" rimane una parola bellissima.