postato da Kolos alle ore 18:17
mercoledì, 06 maggio 2009

Caro Libraio,

un paio di settimane fa, navigando tra i vari blog della rete, ho trovato il tuo. Sono un'appassionata di lettura, e trovo molto interessante che su internet fioriscano blog che parlano di questo mondo meraviglioso. Purtroppo non so molto del fantasy, sebbene questo genere letterario mi abbia sempre molto affascinato. Quando ero piccola, ricordo che insieme con le mi sorelle ci divertivamo a raccontarci storie che parlavano di elfi, di draghi e di principesse da salvare. Niente di più... Ahimè, non ho neanche mai letto il Signore degli Anelli, forse un po' spaventata dall'incredibile mole di questo capolavoro del genere.

Comunque, la mia curiosità per gli scrittori emergenti mi ha fatto fare una cosa che non avevo mai fatto prima: comprare un libro online. Di solito, quando si tratta di libri, mi piace moltissimo andare per librerie e sfogliarli, sentire come è fatta la carta, il loro odore di nuovo...  pregustare nelle prime righe l'immenso mondo che mi aspetta. E' arrivato proprio due giorni fa, con il corriere espresso. Mi ha fatto un certo effetto, lo devo ammettere... Ma è stato veramente un impatto molto forte, come dire... trascinante. L'ho letto tutto d'un fiato e mi sono appassionata sempre più ogni pagina che leggevo.

Mi è piaciuto moltissimo il protagonista, con la sua inquietudine: nell'apparente calma apatica di tutti i giorni della sua libreria, cova un cuore coraggioso. E' umano, proprio perchè quando credi che tutto nella vita sia già sistemato, arriva un vortice che sconquassa tutto e ti ritrovi a fare i conti con il tuo vero io. Anche il fido Febo è decisivo per il racconto: una presenza costante, senza parole certo, ma che con certi sguardi riesce a comunicare meglio di tanti. E poi la memoria del passato, che riaffiora nel personaggio di Aurora. Non ha molta importanza nell'economia del racconto, ma un velo di tristezza pervade l'animo del protagonista senza nome... forse potevano essere prese altre strade, che per timore di scoprire, ha lasciato perdere.

Ogni piccolo particolare concorre però all'incontro principale, al fatto che accade qualcosa: l'occasione della vita che quasi inconsciamente viene colta al volo. Il rapporto di amicizia tra il comandante della missione e il protagonista è molto ben sviuppato. E come non citare Finthan (si scrive così?)? forse il personaggio più riuscito...

Ho trovato tutto molto scorrevole e interessante... e soprattutto scritto molto bene. Sono  una tirocinante alle elementari, e sarebbe molto bello far leggere qualche cosa ai bambini delle scuole: lo trovo molto adatto perchè all'interno ci sono tanti temi importanti come l'amicizia, il sacrificio, il coraggio. Sarebbe bello sentir leggere ad alta voce anche qualche pezzo, perchè credo che anche in lettura a voce alta questo testo renda molto bene.

Che dire, ti faccio ancora i miei complimenti, e un grande in bocca al lupo per la tua carriera di scrittore.

Buona serata

Roberta

postato da Kolos alle ore 16:00
domenica, 04 gennaio 2009

1978_Calamaio e Penna[50x60]DiegoIniziamo l'anno nuovo facendoci un regalo. Vi posto i commenti di due studentesse di Stefano: come gli altri già pubblicati (che potete trovare qui), i pensieri di queste dodicenni mi colpiscono per la freschezza e per la capacità di andare direttamente al punto.

Il Libraio di Kolos è un libro di genere fantasy molto ben curato e scritto in maniera fluida, così che leggendolo sembra di entrare nel racconto stesso, un libro in cui si vive la storia da protagonisti e non da spettatori. E’ avventuroso, con tanti colpi di scena, anche se non mancano i sentimenti come l’amore. Una volta finito si continua a vivere il racconto, che lascia un senso di avventura difficile da dimenticare. Piace perché le sensazioni e i sentimenti del protagonista si vivono in prima persona. Non mancano neppure l’ironia e il divertimento, con battute fresche al momento giusto che fanno, a seconda dei casi, ridere e sorridere.
(Benedetta, 12 anni)
 
Questo libro mi è piaciuto per diversi motivi: perché è scritto bene, perché coinvolge nella storia, ma sopratutto perché è un libro vero, cioè racconta di situazioni che accadono nella mia vita. Ho capito che la vita non è fatta solo di avvenimenti positivi, ma che, come nell’episodio dell’incendio della libreria, la vita non è semplice e occorrono, spesso, dei sacrifici per salvare chi si ama; ho anche capito che non bisogna arrendersi alle prime difficoltà, ma bisogna lasciarsi “ferire” da ciò che accade, altrimenti si rimane tiepidi.
(Silvia, 12 anni)

postato da Kolos alle ore 08:51
lunedì, 10 novembre 2008

Trascrivo la prima lettera di Anèmbar, libraio di Senfe. Potete trovare la risposta del libraio di Kolos qui. Buona lettura...

Gentile Libraio di Kolos,

     le dico subito che mi piacerebbe conoscere il suo nome. Forse circa questo particolare non indifferente ha preferito mantenere il mistero per motivazioni strettamente legate alla storia che mi ha permesso di leggere, intitolata, per l’appunto, in linea con la sua funzione pubblica: Il libraio di Kolos.

     Da dove cominciare per parlare di quello che ho amato e considerato alla stregua di un racconto lungo? Forse proprio dalla lunghezza. In effetti chiamarlo romanzo mi sembra da un lato eccessivo e, dall'altro, riduttivo. Le chiarisco subito il senso di questa mia affermazione apparentemente contraddittoria.

     Il romanzo possiede, per sue caratteristiche interne, un respiro decisamente ampio, con una narrazione normalmente frammentata da scene di tipologia diversa o con variazioni di stile dovute al modificarsi degli eventi. Un racconto, invece, è più frutto di un impeto che la prima persona della sua narrazione ben esprime. Tutto ciò che viene detto ne Il libraio di Kolos, mi son persuaso che sia il resoconto del protagonista stesso al tavolo di una taverna, durante una sera illuminata da lampi e rinvigorita da un buon vino rosso, di ottima etichetta. Sarà, perciò, d’accordo quando le dico che sarebbe eccessivo chiamarlo romanzo? Spero proprio di sì, in virtù delle caratteristiche che ho tracciato. Immagino perfino che la prima sera in cui narrò la storia contenuta ne Il libraio di Kolos il vento infrangesse ondate sugli scogli senza tregua alcuna!

     Allora perché sarebbe, nel contempo, riduttivo chiamarlo romanzo, si starà chiedendo? Perché il modo in cui la storia è trasmessa, ha tinte di quotidianità e momenti narrativi sospesi che sono tipici di un racconto rubato a vicende personali, quasi perse nel passato. Pure la velocità della narrazione trasmette l'urgenza di raccontare ciò che si è vissuto, una necessaria immediatezza che un romanzo scialacquerebbe stingendola forse in tinte troppo acquarellate. Ovviamente mi sto riferendo al libretto per come è stato concepito.

     Nulla impedisce che certi aspetti del mondo in cui si muove la storia possano essere approfonditi e che addirittura la storia stessa possa essere riscritta sotto forma di romanzo, il che non può che appartenere eventualmente al suo bagaglio di desideri personali.

     Passando ai personaggi, ho apprezzato in modo particolare Uriel, che mi ricorda per vie traverse un protagonista delle vicende del Regno di Grodestà, il Cavaliere Anténar di Britmar, e il protagonista stesso. Alcune pagine del racconto titillano la mia curiosità infinita – derivante dall’aver a che fare con codici e libri di ogni tipo – e mi chiedo se, per caso, il cane secondo la sua funzione nella storia non possa farsi rientrare nella tipologia cosiddetta dei famigli. Sembrerebbe di sì e gradirei avere una sua spiegazione in merito. Anche questo aspetto della possibile magia del protagonista è uno dei numerosi lati passibili di grande approfondimento, sempre e modestamente secondo me.

     Bellissima l'ambientazione: i pirati e le loro scorribande mi aggradano! Ho letto infinite volte la storia di come i pirati dell’Impero appena formatosi arrembassero alle navi dell’Ybdaset, occhieggiando da lontano con bianchi velieri nella plumbea tempesta di Lonstà. Descritto davvero con molto gusto dell'atmosfera picaresca e piratesca, l'ambiente da lei (ma è poi vero che lei ne sia l’autore?) tratteggiato è assolutamente a misura delle necessità del racconto.

     Giunto al termine di questa mia breve lettera, la imploro di corrispondere all’aspettativa di un uomo che per tutta la vita ha avuto come principale scopo quello di salvare il salvabile di un passato destinato a sperdersi: prima o poi dovrà descrivere per intero la libreria di Kolos! Ma dico: possibile che non possa sapere che cosa contenesse? Non può essere! Da una libreria si comprende il mondo da cui scaturiscono i suoi libri. 

Cordialmente la saluto, chiedendole perdono per le mie frasi infinitamente lunghe,

Anèmbar Odentorth,

libraio della Libreria di Senfe, Regione del Masso Verde, Regno di Grodestà.