








Dopo l'indigestione degli ultimi anni, ha senso parlare ancora di Tolkien? Qualcuno ha Pisa pensa di si', tanto da organizzare un ciclo di incontri sul tema. Gia' dal titolo, si capisce che sara' una manifestazione interessante: Da Oxford a Granburrone: viaggio nella realta' di J.R.R. Tolkien. E bravi ragazzi: da nostalgico veterano (anche io ho aiutato ad organizzare qualche conferenza simile) una tale notizia non puo' che farmi piacere.
Ma c'e' di piu'! Ho avuto l'onore di essere stato invitato a parlare in qualita' di "esperto" della materia (?!?): "Visto che sei uno scrittore" mi hanno detto "avrai sicuramente qualcosa di interessante da dire!" Dopo qualche tentennamento (Scrittore? Esperto? Ma stiamo scherzando?!) ho accettato: e' una bella sfida, che chiama in causa la mia esperienza di questi ultimi anni. Spero di riuscire a mettere insieme qualche spunto utile.
Saro' tra i primi ad aprire le danze: nel primo incontro, a parte il sottoscritto, interverra' nientepopodimeno che Paolo Gulisano! Tale accostamento mi mette i brividi (provateci voi a parlare prima di un mostro sacro come PG! ), ma sotto sotto mi fa anche piacere, perche' mi da' l'occasione di rincontrare un (lui si') grande appassionato di mondi fantastici. Sono sicuro che sara' un bellissimo pomeriggio (e non per merito mio).
Ok, ecco i dati: ci vediamo li'! 
Tolkien, un mito ancora attuale
Venerdi' 13 marzo, 16.30
Aula Magna del Polo Didattico A. Carmignani
Piazza dei Cavalieri, Pisa

Ad un anno dalla pubblicazione de Il libraio di Kolos (giorno più, giorno meno), credo che sia il momento di fare qualche riflessione.
Quando spedii il manoscritto a Il Filo, non avevo la benché minima idea di cosa volesse dire pubblicare un libro. La mia decisione era nata un po' per gioco, un po' (lo confesso) per paura di venire dimenticato nelle brume inglesi. Non mi aspettavo un granché e la proposta della casa editrice mi colse alla sprovvista: possibile che quella breve storia potesse suscitare qualche interesse?
C'era però un particolare che mi lasciava perplesso: il contratto prevedeva delle copie da acquistare e questo faceva nascere il sosospetto che la proposta non fosse poi così disinteressata. Che fare? Consultai i miei vecchi amici, che risposero con entusiasmo, tanto che alcuni decisero di anticipare i soldi delle copie del libro che avrebbero acquistato prima ancora che questo venisse stampato.
Ecco i nomi dei miei benefattori. Se Il libraio di Kolos ha visto la luce, lo devo soprattutto a loro:
Accettata la proposta, iniziò il difficile lavoro di rifinitura. Lessi e rilessi il manoscritto, ma nonostante gli sforzi miei e della correttrice ufficiale, di errori ne sono rimasti. Questo fatto non mi dà pace: non esagero quando dico che ogni volta che trovo una sbavatura è come se ricevessi una stilettata. In ogni modo, il manoscritto fu dato alle stampe, e un bel giorno, agli inizi dello scorso agosto, ricevetti a casa le copie che avevo acquistato.
E' difficile descrivere con esattezza quello che ho provato sfogliando quel libretto. Incredulità, soprattutto: "Un romanzo, addirittura! Ma l'ho scritto proprio io?!" Sto ancora tentando di abituarmi all'idea.
Dopo la pubblicazione, sono venuti i concorsi (innumerevoli, costosi e tutti falliti), le copie da spedire per eventuali recensioni (ne ho ottenuta solo una, su Il Fogliaccio di Pisa, fatto che comunque mi ha riempito di orgoglio), e soprattutto le presentazioni e le interviste.
Due interviste (una radiofonica, una, più recente, online), due presentazioni (a Roma e a Pisa). Tutte occasioni importanti, perchè mi hanno costretto ad interrogarmi sul significato del mio racconto, e sulla natura del genere che avevo scelto, il fantasy. Mi sono reso conto che l'autore ha delle precise responsabilità nei confronti del lettore: deve provare a rispondere, a spiegare, a prendere posizione su quello che si è scritto, anche a costo di scontentare qualcuno.
Questo aspetto della "professione" proprio non me l'immaginavo. Devo dire però che mi piace non poco, perchè mi costringe a ragionare sul senso di quello che faccio.
Ho fatto bene a pubblicare, anche se a pagamento? Probabilmente sì, perchè ho iniziato a prendere sul serio qualcosa che faccio da sempre, ovvero scrivere e inventare storie. Inoltre, vedere il mio racconto trasformarsi in un libro mi ha permesso di fare un passo indietro ed esaminare con occhio critico la qualità del materiale. In questo sono stato enormemente aiutato dai lettori che mi hanno lasciato le loro impressioni sul blog, segnalandomi alcuni aspetti su cui posso ancora migliorare. Questo lavoro non è ancora concluso: aspetto ancora alcune recensioni che mi sono state promesse ma tardano ancora ad arrivare (dum spiro spero).
Che mi rimane da dire? Sicuramente, che in un mondo così difficile come quello dell'editoria italiana, non c'è spazio per errori o esperimenti amatoriali. Mi sto rendendo conto che c'è ancora molto da fare: la parte pubblicata aspetta nuove correzioni e alcune modifiche, e il secondo capitolo della saga deve essere editato bene se vuol vedere la luce.
Si torna alle sudate carte, dunque! Ma è bello, perchè si impara a dare forma compiuta alle proprie fantasticherie.