postato da Kolos alle ore 08:51
lunedì, 10 novembre 2008

Trascrivo la prima lettera di Anèmbar, libraio di Senfe. Potete trovare la risposta del libraio di Kolos qui. Buona lettura...

Gentile Libraio di Kolos,

     le dico subito che mi piacerebbe conoscere il suo nome. Forse circa questo particolare non indifferente ha preferito mantenere il mistero per motivazioni strettamente legate alla storia che mi ha permesso di leggere, intitolata, per l’appunto, in linea con la sua funzione pubblica: Il libraio di Kolos.

     Da dove cominciare per parlare di quello che ho amato e considerato alla stregua di un racconto lungo? Forse proprio dalla lunghezza. In effetti chiamarlo romanzo mi sembra da un lato eccessivo e, dall'altro, riduttivo. Le chiarisco subito il senso di questa mia affermazione apparentemente contraddittoria.

     Il romanzo possiede, per sue caratteristiche interne, un respiro decisamente ampio, con una narrazione normalmente frammentata da scene di tipologia diversa o con variazioni di stile dovute al modificarsi degli eventi. Un racconto, invece, è più frutto di un impeto che la prima persona della sua narrazione ben esprime. Tutto ciò che viene detto ne Il libraio di Kolos, mi son persuaso che sia il resoconto del protagonista stesso al tavolo di una taverna, durante una sera illuminata da lampi e rinvigorita da un buon vino rosso, di ottima etichetta. Sarà, perciò, d’accordo quando le dico che sarebbe eccessivo chiamarlo romanzo? Spero proprio di sì, in virtù delle caratteristiche che ho tracciato. Immagino perfino che la prima sera in cui narrò la storia contenuta ne Il libraio di Kolos il vento infrangesse ondate sugli scogli senza tregua alcuna!

     Allora perché sarebbe, nel contempo, riduttivo chiamarlo romanzo, si starà chiedendo? Perché il modo in cui la storia è trasmessa, ha tinte di quotidianità e momenti narrativi sospesi che sono tipici di un racconto rubato a vicende personali, quasi perse nel passato. Pure la velocità della narrazione trasmette l'urgenza di raccontare ciò che si è vissuto, una necessaria immediatezza che un romanzo scialacquerebbe stingendola forse in tinte troppo acquarellate. Ovviamente mi sto riferendo al libretto per come è stato concepito.

     Nulla impedisce che certi aspetti del mondo in cui si muove la storia possano essere approfonditi e che addirittura la storia stessa possa essere riscritta sotto forma di romanzo, il che non può che appartenere eventualmente al suo bagaglio di desideri personali.

     Passando ai personaggi, ho apprezzato in modo particolare Uriel, che mi ricorda per vie traverse un protagonista delle vicende del Regno di Grodestà, il Cavaliere Anténar di Britmar, e il protagonista stesso. Alcune pagine del racconto titillano la mia curiosità infinita – derivante dall’aver a che fare con codici e libri di ogni tipo – e mi chiedo se, per caso, il cane secondo la sua funzione nella storia non possa farsi rientrare nella tipologia cosiddetta dei famigli. Sembrerebbe di sì e gradirei avere una sua spiegazione in merito. Anche questo aspetto della possibile magia del protagonista è uno dei numerosi lati passibili di grande approfondimento, sempre e modestamente secondo me.

     Bellissima l'ambientazione: i pirati e le loro scorribande mi aggradano! Ho letto infinite volte la storia di come i pirati dell’Impero appena formatosi arrembassero alle navi dell’Ybdaset, occhieggiando da lontano con bianchi velieri nella plumbea tempesta di Lonstà. Descritto davvero con molto gusto dell'atmosfera picaresca e piratesca, l'ambiente da lei (ma è poi vero che lei ne sia l’autore?) tratteggiato è assolutamente a misura delle necessità del racconto.

     Giunto al termine di questa mia breve lettera, la imploro di corrispondere all’aspettativa di un uomo che per tutta la vita ha avuto come principale scopo quello di salvare il salvabile di un passato destinato a sperdersi: prima o poi dovrà descrivere per intero la libreria di Kolos! Ma dico: possibile che non possa sapere che cosa contenesse? Non può essere! Da una libreria si comprende il mondo da cui scaturiscono i suoi libri. 

Cordialmente la saluto, chiedendole perdono per le mie frasi infinitamente lunghe,

Anèmbar Odentorth,

libraio della Libreria di Senfe, Regione del Masso Verde, Regno di Grodestà.


postato da Kolos alle ore 11:59
giovedì, 15 maggio 2008

Questo e' un post che avrei dovuto pubblicare da tempo. Raf è stato uno dei primi a scrivermi un commento sul libretto, ma problemi tecnici e distrazione personale mi hanno impedito di rintracciare le sue mail. Oggi, illuminato da una geniale intuizione, sono riscito a scovare degli appunti che mi ha mandato qualche mese fa. Posso alfin onorare il mio debito.
 
Il racconto parla del giovane libraio di una città di mare, Kolos, che si unisce ad una spedizione per difendere la sua città da una banda di pirati.

Il protagonista non ha nome, per sottolineare il fatto che non si tratta di un eroe coraggioso e valoroso come il conte Uriel o come il potente mago Finthan, ma di una persona che ad un primo approccio potrebbe sembrare un comune cittadino, tanto che quando si offre volontario per la spedizione gli affidano il ruolo di sguattero (si riscatterà comunque in seguito). Il libraio scoprirà anche poteri magici che non sa di possedere, lasciando intuire che nella sua storia c'è qualche punto non ben chiaro.

In sostanza il racconto è piacevole e sorprendentemente ben scritto.

Oltre alla recensione, Raf mi ha anche mandato un paio di suggerimenti  sui possibili sviluppi della storia. Il riferimento a D&D è interessante, perchè rivela una concezione della magia che deve molto ai regolamenti dei giochi di ruolo. Forse varrebbe la pena iniziare una discussione sul significato della magia nei mondi fantastici.

In vista di un sequel in cui la peculiare abilità del libraio sarà spiegata o quantomeno contestualizzata, ho pensato a queste ipotesi:
 
1)    nel mondo di Kolos la magia è ereditaria e si manifesta solo in condizioni di stress mentale o fisico e pertanto le figura dello zio torna alla ribalta, arricchita dal mago Finthan che potrebbe indicare al libraio le sue origini;
 
2)    nel mondo di Kolos la magia è un’estensione della volontà dei suoi abitanti, e solo alcuni riescono a focalizzarla con anni di duro allenamento. Tra queste ci sono persone che hanno una naturale predisposizione per la magia, come gli stregoni di D&D che per anni cova dentro di loro e poi esplode improvvisamente.