Torno a scrivere dopo settimane intensissime. Che volete, è dura quando si ha una tesi da finire... Ma bando alle ciance. Dov'ero rimasto? Ah, sì, il fantasy ludico...
Oggi non è poi difficile trovare un canale che introduca al mondo fantastico. I titoli principali sono ben evidenziati in tutte le librerie, il mercato sforna film e videogiochi in quantità industriale, dopo la trilogia di Jackson tutti sanno la differenza tra un elfo e un nano.
Non è sempre stato così. Per me, il mezzo privilegiato per avventurarmi nelle terre di stregoni e guerrieri è stato il mondo dei giocattoli. Nello scorso post ho parlato di D&D; oggi permettetemi di rendere omaggio a un tipo di giochi che sta andando scomparendo: i giochi da tavolo.
In principio era il Gioco dell'Oca. Poi venne Monopoli. E infine, proprio mentre la fantasia iniziava le sue sfrenate galoppate, è arrivato Hero Quest.
Penso che questo gioco abbia regalato a me e a schiere di altri ragazzi molte ore di divertimento ininterrotto. Gran bel sistema: gli elementi del GdR classico c'erano tutti (le classi, il master, i vari mostriciattoli), ma le regole erano molto più intuitive e soprattutto, soprattutto, c'erano le miniature. Nel set base ce n'erano tantissime, e tutte diverse: Goblin, Orchi, Guerrieri del Caos e addirittura un Gargoyle grosso brutto e cattivo, da comporre assemblano tre pezzi distinti (testa, ali e corpo). Credo che Warhammer sia nato proprio dal successo riscontrato tra i giocatori, giovani e meno giovani, che continuavano (e continuano) ad essere affascinati da quello che non è altro che l'evoluzione dei soldatini di piombo dei nostri avi.
Certo, le partite erano basate su modelli schematici e ripetitivi: lo scopo era uccidere i mostri, trovare tesori e completare la missione. Ancora oggi, però, tantissimi videogiochi continuano a ricalcare lo stesso schema di quei primi esperimenti, senza suscitare troppe proteste. Le cose iniziano a farsi spiacevoli quando questo si applica anche ai GdR: quando un'intera campagna non consiste in altro che "uccidi arricchisciti e accumula punti esperienza" le cose iniziano a farsi noiose. Ma sto divagando.
Dopo Hero Quest venne Battle Master. Gioco squisitamente strategico, versione semplificata di
Warhammer, con un'enorme tovaglia ad esagoni che costituiva il campo di battaglia. Bellissimo! Il pezzo più prezioso era sicuramente il Cannone, manovrato da quelli che sembravano una via di mezzo tra Lanzichenecchi e Nani. Gli effetti erano spesso disastrosi, per l'uno e l'altro fronte, ma comunque uno spasso. Il più antipatico, almeno per il sottoscritto, era l'Ogre, un marcantonio dalle sette o più vite, che andava a zonzo mietendo impunemente vittime. Un po' seccante.
Infine, un'altra chicca, neanche poi troppo datata.
Un bel giorno a qualcuno venne l'idea di creare un gioco basato su un duello di magia. Ma non un gioco comune, tantomeno un librogame (qui in effetti qualche titolo era stato già pubblicato)... Perchè non provare con le carte? Invece di bastoni, ori e spade, ogni carta rappresentava una pagina del libro di magie (o grimorio) del giocatore: insomma ogni carta, un incantesimo. Fu così che nacque Magic, gioco di carte collezionabili che tuttora continua a riscuotere un gran successo. All'inizio il sistema era piuttosto semplice: cinque tipi di magia (bianca, verde, rossa, nera e blu... li vedete i pallini colorati sul dorso della carta a fianco?), pochi tipi di incantesimi (magie, evocazioni, terre che procuravano il mana). Bisognava costruire il mazzo con cura, trovare il giusto equilibrio tra terre, creature e incantesimi vari: ricordo giornate intere passate in compagnia di un foglio di carte a calcolare la miscela giusta, manco fossi uno stregone vero. Però ne valeva la pena: era un gioco veloce e divertente. Certo, l'aspetto monetario lasciava a desiderare: più la magia era potente, più era rara e di conseguenza più era costosa. Alla fine, è stato proprio questo a farmi lasciar perdere. Non avevo tempo per cercare il venditore giusto, e soprattutto, non avevo poi tutto questo denaro da spendere. E poi, le edizioni si susseguivano a ritmo troppo veloce: nuove carte, nuove regole, nuove restrizioni. Insomma, mi sono goduto l'inizio, ma poi sono passato ad altro. C'era così tanto da esplorare!
4 - continua
Ero in seconda fila e pendevo dalle sue labbra, mentre raccontava della sua carriera. Via via che snocciolava i nomi dei giochi che lui e gli altri soci hanno inventato il mio sorriso si e' fatto sempre piu' largo. Al rinfresco mi sono lasciato ispirare da un po' di vino e mi sono avvicinato.