postato da Kolos alle ore 20:42
martedì, 23 settembre 2008

Botta e RispostaTrascrivo di seguito lo scambio di mail che ho avuto con Lothar al margine della recensione del libercolo su Anobii. Credo ne valga la pena, sono emersi un sacco di spunti interessanti.
     
1. Lo stile
 
Lothar: Lo stile l'ho trovato semplice e pulito, gradevolmente ritagliato sulla novella. Nell'ipotesi di ampliarla fino alla dimensione di un romanzo (e, mi ripeto, la storia ha diversi passaggi che potrebbero essere approfonditi e nuovi episodi che potrebbero essere interposti fra essi), magari lo renderei meno... omogeneo.
Mi spiego, io credo che ognuno ha il suo stile ma che questo vada modulato attorno allo specifico episodio che si va raccontando. Io ad esempio amo essere descrittivo eppure c'è differenza fra il momento in cui dipingo un paesaggio (lasciandomi più andare ed elevando lo stile verso un timbro più aulico) e quando tratteggio una scena d'azione (asciugando a favore del ritmo). Lo stile resta riconoscibile, ma allo stesso tempo varia parzialmente la forma. Ora, io ho percepito queste variazioni in alcuni passaggi della tua storia, nel modo un po’ laconico con cui chiudi alcuni capitoli, ad esempio. Ma ho avuto l'impressione che la dimensione della novella (che per forza di cose ti porta a far accadere gli episodi chiave in successione, con poche pause) abbia lasciato poco spazio alla tua penna per le variazioni di registro. E, ancora, ritengo che approfondendo potresti metterti alla prova in questo senso, secondo me con buoni risultati.
Giusto come appunto, ho notato un paio di termini un po’ troppo moderni ('leader' e almeno un altro che ho sulla punta della lingua ma non viene fuori...  ). La diatriba qui è accesa, su modernismi o anacronismi, io credo che, in funzione della terminologia che solitamente usi, se ne potrebbe benissimo fare a meno in favore di qualcosa di più... a tema.
 
Kolos: Vera la tua osservazione a proposito dello stile. Mi sono accorto che certe frasi stanno bene sulla bocca di un certo personaggio, malissimo se e' un altro a pronunciarle. In più, certe parole stanno male e basta (tipo "leader", un orrore di cui mi ero già reso conto).
 
2.  La prima persona
 
L: Un approfondimento recherebbe giovamento anche alla storia che a mio avviso se lo merita. L'aria da 'librogame' di cui parlo su Anobii dipende anche dal fatto (summenzionato) che tutto evolve rapidamente.
 
K: Be', non è semplice sviluppare un intreccio complesso quando si narra in prima persona. Però qualche idea mi sta venendo, spero di riuscire a realizzarla. Intanto, sto provando a sviluppare il mondo di Kolos in un contesto preciso, con tanto di geografia e qualche cenno storico-mitologico. Staremo a vedere che succede.
 
L: La prima persona, in effetti, è una scelta complessa. Io l'ho adottata soltanto una volta, in un racconto, mi rendo conto di quanto implichi una visuale ristretta, poco adatta ad una trama complessa.
 
3. L’intreccio
 
L: Dovresti (come intuisco tu stia facendo) dettagliare e cesellare un po’ più il contesto in cui i personaggi si muovono, il famoso background. Io non sono per l'originalità a tutti costi, il tuo scenario generico m'ha per certi versi fatto sentire a casa, riportandomi in mente i miei primi passi nel fantasy, ma qualche riferimento in più, ben dosato, non potrà che aiutarti ad estendere la trama o a buttare giù un prosieguo. Come avrai immaginato leggendo Lothar, amo il tocco dark nel fantasy, e per questo motivo ho apprezzato quello che hai dato alla tua storia, con i demonologi e i sacrifici di sangue!
 
K: Grazie per il tuo apprezzamento sul dark. Se ti e' piaciuto il Serpente Cornuto, dovresti leggere cosa mi e' uscito fuori nel seguito: giuro che a rileggerlo mi chiedo come possa aver pensato a cose così macabre. Vabbe', il male esiste e non ha senso edulcorarlo.
 
4. I personaggi
 
L: Quest'ultimo appunto mi porta ai personaggi... M'è piaciuto il conte Uriel e la sua storia così tragica. L'amore perduto, divenuto sua nemesi, il sacrificio finale... Ho pensato che, se si fossero incontrati sul ponte di quella nave, Lothar si sarebbe fermato volentieri in sua compagnia, a fumare la pipa con lui, affacciati entrambi sul mare nero, a condividere, a parole o senza, il dolore insanabile che macera l'anima. Una storia (quella passata di Uriel) che merita un approfondimento! Così come lo merita Ghib... la sete di potere e la caduta meriterebbero maggiori sfumature, per evitare di farne un cliché, e mi fa piacere sapere che ci stai lavorando.
 
K: Lothar e Uriel insieme a fumare sul ponte della nave? E' un'immagine che mi onora! Sì, sono entrambi personaggi tormentati e un po' "romantici", se mi permetti il riferimento letterario. Ho aggiunto un paio di capitoli in cui cerco di approfondire la psicologia del conte, spero di riuscire a renderlo una figura più verosimile.
Anche Ghib merita un po' più di spazio: hai colto il problema, la caduta di un uomo bruciato dalla sete di potere. Perchè abbandona il villaggio dei pescatori? Come diventa capo dei pirati? E qual e' il suo rapporto con la Dama? Sono punti a cui proverò a rispondere, anche se sempre "in punta di matita", come dici tu.
 
L: Ottimo, hai una buona base da cui partire. Quanto al "romantici", sì, ho sempre pensato che Lothar sia molto ottocentesco come personaggio.
 
5. Il libraio
 
L: Infine un'annotazione a margine e una curiosità. Ho colto (e apprezzato) la scelta di chiudere la storia con un riferimento al suo principio (lo spirar della brezza salmastra). Elegante. ;)
         La curiosità: da dove deriva l'idea di non avere dato (per il momento) un nome al protagonista. In verità, neppure lo descrivi (io l'ho immaginato con la tua faccia... ho fatto male? ;-PPP). Me lo sono domandato spesso e non capita molte volte di avere l'autore a portata di orecchio che risponde alle tue domande. ;) 
 
K: Non sono un fan delle descrizioni puntigliose, perchè credo che una prosa evocativa sia piu' forte di una descrittiva. Preferisco dare pennellate qua e là, facendo riferimento ad un particolare significativo, ad un evento, ad una frase, senza fare la cronaca minuto per minuto.
 
L: Discorso complesso. Pur avendo uno stile descrittivo, la penso come te. Nei miei romanzi la descrizione non vuole mai essere un esercizio di stile, bensì uno strumento per creare suggestione. Non è semplice trovare la giusta misura, e non si finisce mai di calibrare la penna.
 
K: Per questo l'aspetto del libraio rimane nel mistero. Così come il suo nome. Non e' facile dare un nome, aspetto che il libraio incontri qualcuno che capisca la sua natura al punto da affermarla in pieno. Solo così scoprirò come si chiama!
 
L: Aspetto intrigante, questo, della tua opera.
 
K: Riguardo all'aspetto: c'e' chi lo immagina spilungone, chi mingherlino, chi piccolo, chi basso. Con la mia faccia, con la faccia di qualcun altro. Non importa. Quel che e' importante e' costringere il lettore a lavorare di fantasia, in modo da farlo più suo.
 
L: Molto librogame!  A me piace avere una descrizione dei personaggi per il semplice fatto che non sopporto (e m'è capitato tante volte!) d'immaginarmene uno 'bianco' che poi, a distanza di tante pagine, l'autore mi rivela essere 'nero'! Mi manda ai matti quando me lo sono figurato sbagliato!!!

postato da Kolos alle ore 21:05
lunedì, 12 maggio 2008

Ho fatto alcuni giorni di ospedale, durante i quali la lettura del tuo libro ha allietato un pomeriggio ferma a letto. Quindi ti scrivo finalmente per dirti che mi è proprio piaciuto e per farti i complimenti.
 
Non so se volevi che mettessi il mio commento sul blog. A parte il fatto che i blog sono per me ancora terra incognita che non ho grande interesse a esplorare, mi piaceva far sapere a te quello che mi è venuto in mente. Tu poi fai delle mie parole l'uso che credi, ovviamente.
 
Insomma, il libro mi è piaciuto, non solo perchè non mi dispiace il genere letterario che dopo Tolkien non avevo più frequentato (chi poteva essere pari a lui mi dicevo?), ma anche per la storia, per i personaggi e lo stile.
 
 
Ehi, piano con i paragoni... Prima Emanuele con Asimov, poi tu con Tolkien. Suvvia!
 
 
L'intreccio è avvincente e il libro si legge in un soffio.
 
I personaggi in 70 pagine non potevano venire caratterizzati con la profondità di Dostoevskji, eppure non risultano banali e tantomeno piatti. Specie, per ovvie ragioni, il protagonista di cui mi è piaciuta l'iquietudine e la voglia di non arrendersi e ripartire sempre. Alla fine è proprio lui che come ogni buon protagonista fa un bel viaggio interiore in parallelo con quello sulla superficie del mare.
 
 
La scrittura scorre veloce e ti confesso che mi piace leggere senza sentire l'autore dappertutto.
 
 
Grazie per il commento. Non credo sia facile per nessuno celarsi dietro le parole dei propri racconti, così com'è molto complicato dare una parvenza di vita e credibilità ai personaggi. Ho ancora molta strada da fare, ma mi fa piacere che i miei sforzi sono stati notati.
 
 
Se proprio vuoi un appunto, sennò sembra che sia una recensione interessata, mi pare che il protagonista sia un po' di pressione bassa. Ogni dieci pagine sviene! via un po' di sale nella sua dieta!! :-)
 
 
Interessante, questa riflessione sulla dieta alimentare del personaggio: provvederò a lamentarmi con quello spilorcio di Oriz, una misura in più di sale per il suo stufato poteva anche comprarla! Scherzi a parte, non avevo fatto caso ai mancamenti del libraio. Ogni tanto mi ripeto, devo farci attenzione.
 
 
Sperando ti faccia piacere ricevere queste mie riflessioni, ti saluto con lo slogan: "buona la prima!"

postato da Kolos alle ore 14:02
mercoledì, 13 febbraio 2008

Sinceramente devo confessare che io non ho trovato problemi di scorrevolezza o periodi troppo pesanti, come qualcuno scriveva sul tuo blog... Anzi, fa piacere che ogni tanto, in mezzo ai libri "alla Moccia", qualcuno osi ancora avventurarsi in una prosa un pochino più ricca e forbita; un significante che si adatta bene peraltro ai contenuti e alle ambientazioni del genere fantasy.
            
Mi fa piacere che la mia prosa un po' sperimentale non ti sia pesata. Rileggendo il racconto, pero', mi sono accorto che qualche passaggio puo' essere alleggerito senza scadere nel banale. Credo proprio che il labor limae non finira' mai.
              
La storia scorre veloce, appassiona e coinvolge; il susseguirsi dei fatti e la conclusione stessa risultano credibili, anche se non tutto viene detto e molto è lasciato all'interpretazione del lettore, come per il sacrificio di Uriel il motivo della sua efficacia, il suo senso ultimo e il suo esito finale. Il libro è costellato anche da alcune "pietre preziose" che ne aumentano il valore e la bellezza: il bacio di Aurora, il libraio che poggia una coperta sulle spalle di Sherlindria addormentata, la battaglia finale, il sacrificio di Uriel... Gli occhi poi, gli sguardi sembrano avere un particolare rilievo nel tratteggiare i personaggi: quelli "verdi-mare in tempesta" di Aurora, quelli furbi e attenti del libraio, quelli "brillanti" di Uriel, quelli pieni di follia di madonna Chiaraluna, quelli pieni di "fanatismo" dei pirati...
   Ancora una cosa ho apprezzato: la descrizione, o meglio, la suggestione di scene e situazioni è resa non, banalmente, solo in modo discorsivo, ma spesso attraverso i dialoghi e le parole stesse dei personaggi, o tramite accenni a oggetti... insomma in modo anche indiretto: una trovata che anima e certamente alleggerisce la narrazione.
   Quello che però lascia un po' un "vuoto nello stomaco" è la brusca interruzione della relazione fra il libraio e Aurora. Dopo anni che si sono persi e che non hanno notizie l'uno dell'altra, forse mi sarei aspettata un po' più di entusiasmo e di "trepidazione" al loro incontro...certo, il lettore se lo può immaginare, ma forse questo importante momento meritava di essere sottolineato in modo un po' più forte dalla stessa parola scritta! E poi, freddamente, tutto finisce, il libraio molla subito la presa impacciato e Aurora se ne torna alla festa senza troppi complimenti.
                     
Ancora un appunto su Aurora, eh? Ok, l'ammetto: la "brusca interruzione", come la chiami tu, riflette lo stato d'animo con cui ho scritto quelle righe. Non e' una scusa, me ne rendo conto. Prima o poi riusciro' a sviluppare meglio la scena. Ormai la mareggiata e' passata, per cui non ho piu' giustificazioni!
                         
E' vero: molte cose restano irrisolte... e mi sembra di aver capito che da qualche parte si sta cucendo un nuovo racconto!! I poteri strani del libraio, la sua nuova vita (non credo che dopo tutto quello che gli è successo se ne torni a Kolos ad aprire un pub e si accasi, sognando il quieto vivere!!), il rapporto con Aurora, Emil, Finthan, Chiaraluna, Febo....tutti questi personaggi e questi fatti sono sicuramente "in cerca di un autore" che dia loro un senso..mi sa che hanno tutti voglia di vivere ancora un po'.
                    
La storia va avanti. A singhiozzo, certo, ma va avanti. Vedrai: prima o poi saltera' fuori un nuovo libretto.