postato da Kolos alle ore 16:25
domenica, 11 maggio 2008

Sono anni che accarezzo l'idea di scrivere qualcosa sul genere fantasy, per poter finalmente spiegare  i motivi del mio interesse per un tipo di racconti che possono sembrare (e forse spesso lo sono) di pura evasione.

Inizio con una punta di apprensione: saro' capace di mettere nero su bianco il turbinio di idee che ho in testa? Io ci provo. Sarai tu, lettore, a decidere se i miei sforzi sono serviti a qualcosa.

Come tutti, sono cresciuto ascoltando fiabe, popolate da draghi, guerrieri, orchi e uomini neri. Uno dei primi cartoni animati che ho visto e' stata LSpada nella Rocciaa spada nella roccia di Walt Disney, un'opera insuperata per la sua bellezza e semplicita'. Per la prima volta in vita mia, vedevo maghi con cappelli a punta, streghe, pentoloni e spade magiche: tali immagini hanno avuto in impatto notevole (un vero e proprio imprinting) nel modo in cui avrei visuallizato le mie fantasticherie. Solo molto piu' tardi ho letto il romanzo da cui e' stato tratto il cartone, The Once and future King di T. H. White.

16-01Il mio primo assaggio di "fantasy" propriamente detto l'ho avuto in quinta elementare, quando mi e' capitato tra le mani uno dei primi "libri game" pubblicati in Italia, il mitico Lupo Solitario. Rimasi affascinato dal quel libretto per diverse ragioni: anzitutto, la possibilita' di vivere un'avventura come attore protagonista, vestendo i panni di un valoroso avventuriero; poi, quelle illustrazioni, che rievocavano un mondo allo stesso tempo simile e distantissimo dai mondi di fiaba a cui ero abituato: c'erano mostri, c'erano magie e c'erano guerrieri, ma erano immersi in una realta' molto piu' tetra e prosaica di quella a cui ero abituato. Nelle fiabe gli eroi sono "senza macchia e senza paura", non si stancano mai, e se sono feriti, sono subito curati da qualche maga buona. La saga di Lupo Solitario e' tutta un'altra storia: molti personaggi sono "sporchi, brutti e cattivi"; la possibilita' di morire e' piuttosto concreta (almeno in teoria: alzi la mano chi non ha barato usando la tabella numerica alla fine dei libri!); il male e' una presenza forte e inquietante, e non e' detto che si riesca a debellarlo mai del tutto.

Alle medie ho avuto la fortuna di avere come insegnante di inglese il professor Giancarlo Camponeschi, che per me e' stato e rimarra' uno dei maestri piu' importanti. Tra le molte cose di cui gli sono grato, c'e' l'avermi fatto conoscere J. R. R. Tolkien e  Il Signore degli Anelli, che allora non era una lettura proprio di moda in Italia, accusato com'era di essere "di destra". Non ricordo bene il motivo per cui me lo propose: probabilmente sapeva     csignoredeglianellihe ero un appassionato di re Artu', e penso' che ero pronto per un giretto nella Terra di Mezzo. Per caso, scoprii che mia zia aveva a casa una copia de Il Signore degli Anelli, me ne impossessai e iniziai a divorarlo. Fu un'esperienza intensissima, tanto che quando chiusi quel librone, tre mesi dopo, provai una fitta di malinconia: mi ero affezionato a quei personaggi, erano miei amici, e mi dispiaceva salutarli. Era una storia che non aveva niente a che fare con le imprese di Lupo Solitario, percepii che mi parlava di qualcosa di piu' profondo, ma ancora confuso. Me ne innamorai follemente.

(1 - continua)