C'entra poco con le mie povere fatiche letterarie... Ma mi è sembrato comunque un ottimo spunto di riflessione.
Come mai, Mecenate, nessuno è contento del proprio mestiere, che se lo sia scelto o l'abbia avuto dal caso, e invidia chi segue strade diverse?
"Che fortunati i mercanti!", esclama il vecchio soldato, le ossa rotte dai lunghi disagi, "Beati i soldati!", risponde il mercante, appena la nave è sbattuta dla vento; "chi ha sorte migliore? Si va, si combatte e nel giro di un'ora arriva la morte o l'allegra vittoria". Svegliato dal cliente al primo canto del gallo, l'avvocato invidia la sorte del contadino. Questi, strappato dai campi e portato in città per qualche cauzione, dichiara che solo è felice chi vive nell'urbe.
Tanti altri esempi ci sono, da stancare perfino quel chiacchierone di Fabio. In breve, ascolta la conclusione.
Se a questa gente un Nume dicesse: "Va bene, sono pronto a darvi ciò che volete: tu eri soldato, sarai mercante; tu, sin qui avvocato, ora sarai contadino; si faccia il cambio, voi da una parte, voi dall'altra. Ma che succede? Nessuno si muove?" Non se la sentono. E potrebbero essere felici. A questo punto, non avrebbe ragione Giove a sdegnarsi, sbuffare, e proclamare che d'ora in avanti mai più darà retta ai desideri degli uomini?
Orazio, Satire I.1-22 (tr. G. Conte)