Il giovane si trovava in mezzo al lago, su una barchetta piccola piccola. Aveva molte lenze e una sola canna da pesca. Appoggiato sul fondo della barca, un secchio colmo di pastura e un barattolo pieno di esche vive.
Il giovane era a caccia di pesci.
Non che fosse un granché esperto. Poteva fare affidamento solo sul buon senso e qualche nozione superficiale che aveva assimilato guardando gli altri pescatori.
Ogni tanto prendeva una manciata di pastura e la gettava in acqua. Prima a poppa. Poi a prua. Oltre l'una e l'altra fiancata. Per un momento rimaneva ad osservare le acque torbide con aria pensosa. Poi si risedeva con un sospiro, si grattava la testa e controllava per l'ennesima volta le poche lenze che aveva già impiegato. Ancora nulla.
Il giovane pescava per fame, perché credeva di potercela fare, perché era convinto che bisognasse osare per ottenere qualcosa. Ma sapeva anche che di pesci, ormai, in quel lago ce n'erano pochi. Molti altri, e ben più bravi di lui, avevano provato ad acchiappare qualcosa, ma senza risultato.
Eppure lui, cocciuto, non voleva darsi per vinto. Non ancora, per lo meno. Del resto, erano pochi coloro che si erano avventurati così al largo. Era un'impresa impegnativa spingersi fin laggiù e se si alzava il vento la faccenda poteva mettersi male.
Forse era solo una scaramanzia, ma non voleva ancora utilizzare la canna da pesca. Per quella, aveva deciso di aspettare dopo il tramonto, quando i pesci abbandonavano i loro nascondigli melmosi e salivano a galla ad osservare la luna. Ecco, lui avrebbe provato il tutto e per tutto in quell'ora. Sarebbe stato il suo ultimo tentativo prima di tornare a riva.
Il giovane cercò una posizione più comoda. Non sarebbe stato facile aspettare tutto quel tempo, ma avrebbe imparato ad avere pazienza. Qualcosa, ne era sicuro, sarebbe successo.
C'entra poco con le mie povere fatiche letterarie... Ma mi è sembrato comunque un ottimo spunto di riflessione.
Come mai, Mecenate, nessuno è contento del proprio mestiere, che se lo sia scelto o l'abbia avuto dal caso, e invidia chi segue strade diverse?
"Che fortunati i mercanti!", esclama il vecchio soldato, le ossa rotte dai lunghi disagi, "Beati i soldati!", risponde il mercante, appena la nave è sbattuta dla vento; "chi ha sorte migliore? Si va, si combatte e nel giro di un'ora arriva la morte o l'allegra vittoria". Svegliato dal cliente al primo canto del gallo, l'avvocato invidia la sorte del contadino. Questi, strappato dai campi e portato in città per qualche cauzione, dichiara che solo è felice chi vive nell'urbe.
Tanti altri esempi ci sono, da stancare perfino quel chiacchierone di Fabio. In breve, ascolta la conclusione.
Se a questa gente un Nume dicesse: "Va bene, sono pronto a darvi ciò che volete: tu eri soldato, sarai mercante; tu, sin qui avvocato, ora sarai contadino; si faccia il cambio, voi da una parte, voi dall'altra. Ma che succede? Nessuno si muove?" Non se la sentono. E potrebbero essere felici. A questo punto, non avrebbe ragione Giove a sdegnarsi, sbuffare, e proclamare che d'ora in avanti mai più darà retta ai desideri degli uomini?
Orazio, Satire I.1-22 (tr. G. Conte)
Siori e Siore,
pubblichiamo in esclusiva rarissime immagini dei dintorni della Kolos nostrana.

Kolosiani ad agosto

Il Lago dei Fenicotteri
Un sentito ringraziamento a Daniele Farci, il primo kolosiano che abbiamo incontrato sul web 