postato da Kolos alle ore 19:57
lunedì, 29 dicembre 2008

scriba

E tu, che oggi ti interroghi su cosa meriti di essere raccontato, quanta passione hai? Quale scintilla di rivelazione fa nascere la tua voglia di scrivere? (Pseudonimo)

E' stato un minuto di riflessione piuttosto lungo, lo ammetto. Che volete, è un periodo in cui la vita chiede tutta la mia attenzione, e non sempre riesco a fermarmi a raccontare.

Comunque, eccomi qui, alle prese con la domanda di Pseudonimo. Una vera provocazione, soprattutto in un momento come questo, in cui sto mettendo in discussione molte posizioni che credevo inattaccabili. Non è sempre piacevole guardarsi allo specchio, sapete? Scopri cose di te che non ti aspettavi, sei costretto a porti domande scomode e a rinunciare a qualche alibi rassicurante.

E questo che c'entra con la scrittura? C'entra, c'entra. Ma andiamo con ordine.

Quando sono di umore nero allora scrivo / frugando nelle nostre miserie / di solito ho da fare cose più serie / costruire su macerie o mantenermi vivo. (Guccini)

Passano gli anni, cambiano le situazioni, ma in fondo il primissmo impulso che mi spinge a prendere in mano la penna rimane lo stesso. E' sempre stata una necessità. Uno sfogo, un tentativo di esorcizzare i miei demoni, rinchiudendoli in una gabbia di parole per poterli osservare con calma. E' stato anche un modo per prendermi qualche rivincita, dando voce ai miei desideri perchè si avverassero almeno nelle mie fantasie.

Scrivo da sempre. Pensieri senza capo né coda, racconti lunghi e racconti brevi, pagine di diario e via dicendo.  Ma una cosa è buttare giù due righe sotto l'impulso della rabbia o della malinconia, un'altra è farlo leggere a qualcuno. E una cosa è far leggere quello che scrivi a chi ti conosce da tempo, ed è magari disposto a chiudere un occhio sulla forma con cui certi pensieri sono stati espressi; un'altra è decidere di pubblicare e confrontarsi con lettori che non ti conoscono e non hanno nessun motivo per accogliere positivamente il tuo lavoro. In questo caso gli sfoghi non bastano. Occorre avere qualcosa da dire. Qualcosa di bello, ma anche qualcosa di brutto, che hai imparato vivendo. Le domande che ti sei posto e gli accenni di risposta che pensi di aver trovato.

Perchè dunque ho spedito i miei scritti ad un editore? Me lo sono chiesto spesso. Egocentrismo? Curiosità? Desiderio di verificare quanto valessi come narratore? Siamo onesti: fa piacere vedere il proprio nome sulla copertina di un libro. Piace a tutti ascoltare le lodi di chi ha interesse a vedere il tuo racconto pubblicato.

Ma è solo per questo? La domanda me la sono fatta, con un po' di angoscia. Sono andato a rileggere il mio libretto, ho provato ad osservare di nascosto il libraio, Febo e gli altri , senza che se ne accorgessero. E mi sono reso conto, con sollievo, che in quelle pagine c'è qualcosa di più.

In fondo, questo breve racconto non è altro che il mio piccolo tributo alle poche, belle e preziose amicizie che mi è capitato di avere. Il libraio di Kolos è stato un modo per raccontare questi incontri, che mi hanno aiutato in momenti critici. Vale la pena affrontare il pubblico per questo, perchè penso che possa aiutare ad avere un po' di speranza quando calano le tenebre.

Certo, mi piacerebbe che le belle amicizie risolvessero il dramma della vita. Non è così, anche se per un periodo mi sono illuso che lo fosse (e i miei scritti ne hanno certamente risentito - vedete che certi discorsi c'entrano?). Mi sono sbagliato, ma questo non toglie nulla al mio messaggio.

"Amico" rimane una parola bellissima.