Ragazzi, che bella discussione!
Vi ringrazio per aver risposto alla sfida: gli spunti emersi sono tanti, il ritmo sostenuto, le posizioni a volte in contrasto tra di loro. Indizio, questo, che non e' facile dare una risposta univoca al tema che e' stato toccato.
Proviamo a riassumere. Secondo Chya, ogni storia val la pena di essere raccontata, perche' ogni storia contiene una morale ed un'esperienza che merita di essere scritta. Fabrizio concorda, ma aggiunge che e' importante che chi scrive "senta" la storia, ovvero (e correggimi se sbaglio, Fabrizio) che ci sia una partecipazione anche emozionale a quello che si scrive. Questa posizione e' condivsa da gran parte degli intervenuti: Ariendil ("Una storia è importante prima di tutto per la chi la scrive"), Stefano ("scrivere e' emozionarsi"), Marco ("tutto quanto e' sussidiario allo spirito ingabbiato nella storia"), Elisabetta ("scrivo cio' che mi urge dentro"), Ghidara ("Credo che sia necessario esprimere ciò in cui crediamo, ciò che siamo, e che tutto il resto venga dopo").
Mirtilla tocca un altro punto, sottolineando l'importanza del "cuore", inteso come "il desiderio di dare qualcosa oltre che di essere scritti per se stessi". Un commento interessante, secondo me, perche' tocca anche il tema - gia' discusso in questo spazio - del rapporto tra scrittore e lettore (per rinfrescarvi la memoria, date un'occhiata alle categorie scrivere e leggere).
Ben diversa e' la posizione de (in mancanza di un nick migliore) "l'anonima letterata" che, da brava studiosa di critica, richiama ad un fatto importante: "la scrittura è prima di tutto un esercizio intellettuale". Nel senso che (riprendimi se ho frainteso) nell'atto della scrittura emozioni ed esperienze sono necessariamente filtrate dal cervello/ragione, che le trasforma in immagini e usa parole per descriverle. Vero. Cosi' com'e' vero anche che quando si lavora ad un racconto lungo o ad un romanzo, bisogna sistemare il materiale in modo che abbia un ritmo ed una trama precisa, e per fare questo bisogna mettersi a tavolino, almeno per un po'. La forma, la famosa forma, non e' sicuramente solo frutto di emozione. Come chiosa ancora Fabrizio, a proposito della Storia di un matrimonio di Greer: "la passione che si sente nell'amore di cui parla la protagonista è palpabile; ma è una passione filtrata e strutturata magnificamente tramite l'intelletto".
Pseudonimo dissente, e si ricollega a posizioni gia' espresse: "Scrivere non è un esercizio intellettuale. Chi ha voglia di scrivere sente il bisogno di trasmettere qualcosa. Di comunicare un'emozione o una riflessione. Ciò che merita di essere raccontato è solo la motivazione che ci spinge ad affrontare un testo".
Commento interessante, perche' mette un po' tutti con le spalle al muro: la motivazione, qual e' la motivazione? Il casus belli, il movente che non solo ci spinge a "sentire" una storia piu' di un'altra, ma anche a passare mesi a limare, correggere e dare forma al materiale cha abbiamo prodotto?
Pseudonimo mi chiama in causa direttamente:
"E tu, che oggi ti interroghi su cosa meriti di essere raccontato, quanta passione hai? Quale scintilla di rivelazione fa nascere la tua voglia di scrivere? Senza nulla di tutto questo, caro mio, non andrai da nessuna parte. Guardati attorno, sì, fai il razionale e poniti tante domande. Ma sarà solo quando coglierai l'animo di ciò che ti circonda che troverai ciò che merita di essere raccontato."
Touche'. Davanti a domande cosi' incalzanti, come si fa a non rispondere? Dammi un minuto di tempo per pensarci, caro il mio Pseudonimo. Ti rispondero' nel prossimo post.
L'altro ieri ho fatto quattro chiacchiere con un'amica che studia critica letteraria.
Ora, non so se vi e' mai capitato di parlare di quello che scrivete con un critico letterario: sembra di stare dallo psicologo. Hai l'impressione che tutto quello che dici e' stato gia' discusso e commentato in modo accurato ed esaustivo, molto meglio di quello che potrai mai fare tu.
Comunque sia, e' stata una discussione interessante. Tra le tante questioni emerse, ve ne segnalo una in particolare.
Ad un certo punto, tra una birra e l'altra, abbiamo provato a capire cos'e' che rende una storia interessante. Impresa difficile, anche se stare in un pub aiuta. Non ricordo per colpa di chi, abbiamo preso come esempio Baricco.
Penso che questo scrittore sia un genio della parola. Riesce ad usare l'italiano in un modo fantastico, creando una prosa evocativa ed efficace. Se sul piano tecnico e' un mostro, sui contenuti ho qualcosa da ridire. Infatti quello che emerge spesso dai suoi libri e' malinconia, rabbia, pessimismo sottile e invadente. E' difficilissimo trovare in quel che scrive qualche nota davvero positiva. Questo mi dispiace, perche' se e' vero che spesso la realta' e' dura, non si possono ignorare i momenti di bellezza che ci aiutano a viverla.
A questo punto la mia interlocutrice ha ribattuto che il mio commento non rende Baricco meno grande. La sua genialita' infatti consiste nell'essere riuscito a descrivere sensazioni che tutti viviamo, anche se non necessariamente positive e solari.
Ha ragione, naturalmente. Ma se questo commento ha messo in pace il lettore, non riesce a tranquillizzare lo scrittore. Nel mio caso, quando butto giu' qualcosa faccio necessariamente una selezione tra le mille idee ed immagini che mi ronzano in testa. A cosa dare la precedenza?
In altre parole: quali sono le storie degne di essere narrate?
Vi giro la domanda, curioso come al solito di sapere le vostre opinioni.
Scusate, ma credo che sia necessario un chiarimento.
Questo blog e' dedicato al mondo del fantasy e alla saga di Kolos in particolare. Visto che ci siamo, discutiamo anche dei motivi per cui si legge e si scrivie, condividiamo diversi punti di vista e tentiamo di capire qualcosa di quello che ci piace. I toni a volte possono farsi accesi, ma il dibattito deve basarsi sul rispetto reciproco di chi ne prende parte.
In tale contesto non c'e' spazio per chi crede di poter usare il blog per sollevare questioni personali, stravolgendo il senso di quello che scrivo per avanzare accuse sgradevoli o chissa' quali assurde insinuazioni. Tali post saranno sistematicamente eliminati.
Invito gli interessati ad inviarmi una mail, a firmarla col proprio nome (senza nascondersi dietro l'anonimato o uno pseudonimo), e a spiegarsi meglio.