postato da Kolos alle ore 15:19
domenica, 25 maggio 2008

Il mio primo, vero film fantasy e' stato Willow (regia di Ron Howard - il rosso di Happy Days - e soggetto di George Lucas). Ricordo che lo vidi al cinema Willowquando usci', nel 1988 (ero ancora alle elementari). Qualche anno dopo, trovai una vecchia cassetta del film nell'agriturismo dove andavo con mio padre: da quel momento, seguire le disavventure di Willow Ufgood divenne uno dei passatempi preferiti delle mie vacanze in terra di Toscana. Amavo trascorrere pomeriggi a vedere e rivedere scene che ormai sapevo a memoria, per poi passeggiare per i boschi brandendo un bastone che diventava magicamente una spada.

Slanci nostaligici a parte, Willow e' stata un'importante premessa al mondo di Tolkien: prima degli Hobbit, ho conosciuto i Nelwyns; prima di Aragon, ho riso con Madmartigan. Questo e' un personaggio che non puo' non piacere: il classico  soldato di ventura cinico e opportunista che dopo qualche tentennamento accetta di farsi coinvolgere per una giusta causa. E soprattutto,  uno spadaccino fenomenale: certi combattimenti del film rimangono memorabili, anche se forse non reggono il confronto con le raffinatezze che si vedono oggi. Probabilmente e' da li' che e' venuta la mia passione per i giochi di ruolo dal vivo e la scherma medievale.

Forse, dire queste cose oggi puo' sembrare banale. Tenete presente pero' che e' stata la trilogia cinematografica del Signore degli Anelli a lanciare la moda dei film fantasy. Negli anni '80 questo era un genere di nicchia, e non era proprio cosi' facile vedere sul grande e piccolo schermo combattimenti di spada che potessero suscitare qualche entusiasmo.

Dopo la scoperta di Tolkien, cercai a lungo altri libri che potessero commuovermi cosi', ma senza grandi risultati. Robert Howard e il suo Conan, in qualche modo simile allo Uberman di Nietzche; Terry Brooks e il ciclo di Shannara, ricco di belle descrizioni ma povero di originalita'; Marion Zimmer Bradley e Le Nebbie di Avalon, un libro che non sono mai riuscito a finire; Poul Anderson e La spada spezzata, un classico interessante ma privo della luce dei Valar...  A poco a poco, mentre mi inoltravo nella fitta foresta della letteratura fantasy, iniziai a dimenticarmi di quello che mi aveva cosi' intimamente colpito del Signore degli Anelli. Col tempo, presi a chiedere sempre meno ai libri che mi passavano tra le mani, e mi accontentai di godermi le trovate dello scrittore di turno, che mi permettevano di alienarmi per un po' dal mondo e dai suoi problemi.

Insomma, il fantasy era diventato letteratura di evasione.

(2 - continua)

postato da Kolos alle ore 11:59
giovedì, 15 maggio 2008

Questo e' un post che avrei dovuto pubblicare da tempo. Raf è stato uno dei primi a scrivermi un commento sul libretto, ma problemi tecnici e distrazione personale mi hanno impedito di rintracciare le sue mail. Oggi, illuminato da una geniale intuizione, sono riscito a scovare degli appunti che mi ha mandato qualche mese fa. Posso alfin onorare il mio debito.
 
Il racconto parla del giovane libraio di una città di mare, Kolos, che si unisce ad una spedizione per difendere la sua città da una banda di pirati.

Il protagonista non ha nome, per sottolineare il fatto che non si tratta di un eroe coraggioso e valoroso come il conte Uriel o come il potente mago Finthan, ma di una persona che ad un primo approccio potrebbe sembrare un comune cittadino, tanto che quando si offre volontario per la spedizione gli affidano il ruolo di sguattero (si riscatterà comunque in seguito). Il libraio scoprirà anche poteri magici che non sa di possedere, lasciando intuire che nella sua storia c'è qualche punto non ben chiaro.

In sostanza il racconto è piacevole e sorprendentemente ben scritto.

Oltre alla recensione, Raf mi ha anche mandato un paio di suggerimenti  sui possibili sviluppi della storia. Il riferimento a D&D è interessante, perchè rivela una concezione della magia che deve molto ai regolamenti dei giochi di ruolo. Forse varrebbe la pena iniziare una discussione sul significato della magia nei mondi fantastici.

In vista di un sequel in cui la peculiare abilità del libraio sarà spiegata o quantomeno contestualizzata, ho pensato a queste ipotesi:
 
1)    nel mondo di Kolos la magia è ereditaria e si manifesta solo in condizioni di stress mentale o fisico e pertanto le figura dello zio torna alla ribalta, arricchita dal mago Finthan che potrebbe indicare al libraio le sue origini;
 
2)    nel mondo di Kolos la magia è un’estensione della volontà dei suoi abitanti, e solo alcuni riescono a focalizzarla con anni di duro allenamento. Tra queste ci sono persone che hanno una naturale predisposizione per la magia, come gli stregoni di D&D che per anni cova dentro di loro e poi esplode improvvisamente.

postato da Kolos alle ore 21:05
lunedì, 12 maggio 2008

Ho fatto alcuni giorni di ospedale, durante i quali la lettura del tuo libro ha allietato un pomeriggio ferma a letto. Quindi ti scrivo finalmente per dirti che mi è proprio piaciuto e per farti i complimenti.
 
Non so se volevi che mettessi il mio commento sul blog. A parte il fatto che i blog sono per me ancora terra incognita che non ho grande interesse a esplorare, mi piaceva far sapere a te quello che mi è venuto in mente. Tu poi fai delle mie parole l'uso che credi, ovviamente.
 
Insomma, il libro mi è piaciuto, non solo perchè non mi dispiace il genere letterario che dopo Tolkien non avevo più frequentato (chi poteva essere pari a lui mi dicevo?), ma anche per la storia, per i personaggi e lo stile.
 
 
Ehi, piano con i paragoni... Prima Emanuele con Asimov, poi tu con Tolkien. Suvvia!
 
 
L'intreccio è avvincente e il libro si legge in un soffio.
 
I personaggi in 70 pagine non potevano venire caratterizzati con la profondità di Dostoevskji, eppure non risultano banali e tantomeno piatti. Specie, per ovvie ragioni, il protagonista di cui mi è piaciuta l'iquietudine e la voglia di non arrendersi e ripartire sempre. Alla fine è proprio lui che come ogni buon protagonista fa un bel viaggio interiore in parallelo con quello sulla superficie del mare.
 
 
La scrittura scorre veloce e ti confesso che mi piace leggere senza sentire l'autore dappertutto.
 
 
Grazie per il commento. Non credo sia facile per nessuno celarsi dietro le parole dei propri racconti, così com'è molto complicato dare una parvenza di vita e credibilità ai personaggi. Ho ancora molta strada da fare, ma mi fa piacere che i miei sforzi sono stati notati.
 
 
Se proprio vuoi un appunto, sennò sembra che sia una recensione interessata, mi pare che il protagonista sia un po' di pressione bassa. Ogni dieci pagine sviene! via un po' di sale nella sua dieta!! :-)
 
 
Interessante, questa riflessione sulla dieta alimentare del personaggio: provvederò a lamentarmi con quello spilorcio di Oriz, una misura in più di sale per il suo stufato poteva anche comprarla! Scherzi a parte, non avevo fatto caso ai mancamenti del libraio. Ogni tanto mi ripeto, devo farci attenzione.
 
 
Sperando ti faccia piacere ricevere queste mie riflessioni, ti saluto con lo slogan: "buona la prima!"