Il mio primo, vero film fantasy e' stato
Willow (regia di Ron Howard - il rosso di
Happy Days - e soggetto di George Lucas). Ricordo che lo vidi al cinema

quando usci', nel 1988 (ero ancora alle elementari). Qualche anno dopo, trovai una vecchia cassetta del film nell'agriturismo dove andavo con mio padre: da quel momento, seguire le disavventure di Willow Ufgood divenne uno dei passatempi preferiti delle mie vacanze in terra di Toscana. Amavo trascorrere pomeriggi a vedere e rivedere scene che ormai sapevo a memoria, per poi passeggiare per i boschi brandendo un bastone che diventava magicamente una spada.
Slanci nostaligici a parte,
Willow e' stata un'importante premessa al mondo di Tolkien: prima degli Hobbit, ho conosciuto i Nelwyns; prima di Aragon, ho riso con Madmartigan. Questo e' un personaggio che non puo' non piacere: il classico soldato di ventura cinico e opportunista che dopo qualche tentennamento accetta di farsi coinvolgere per una giusta causa. E soprattutto, uno spadaccino fenomenale: certi combattimenti del film rimangono memorabili, anche se forse non reggono il confronto con le raffinatezze che si vedono oggi. Probabilmente e' da li' che e' venuta la mia passione per i giochi di ruolo dal vivo e la scherma medievale.
Forse, dire queste cose oggi puo' sembrare banale. Tenete presente pero' che e' stata la trilogia cinematografica del
Signore degli Anelli a lanciare la moda dei film fantasy. Negli anni '80 questo era un genere di nicchia, e non era proprio cosi' facile vedere sul grande e piccolo schermo combattimenti di spada che potessero suscitare qualche entusiasmo.
Dopo la scoperta di Tolkien, cercai a lungo altri libri che potessero commuovermi cosi', ma senza grandi risultati. Robert Howard e il suo Conan, in qualche modo simile allo
Uberman di Nietzche; Terry Brooks e il ciclo di Shannara, ricco di belle descrizioni ma povero di originalita'; Marion Zimmer Bradley e
Le Nebbie di Avalon, un libro che non sono mai riuscito a finire; Poul Anderson e
La spada spezzata, un classico interessante ma privo della luce dei Valar... A poco a poco, mentre mi inoltravo nella fitta foresta della letteratura fantasy, iniziai a dimenticarmi di quello che mi aveva cosi' intimamente colpito del
Signore degli Anelli. Col tempo, presi a chiedere sempre meno ai libri che mi passavano tra le mani, e mi accontentai di godermi le trovate dello scrittore di turno, che mi permettevano di alienarmi per un po' dal mondo e dai suoi problemi.
Insomma, il fantasy era diventato letteratura di evasione.
(2 - continua)
Ho fatto alcuni giorni di ospedale, durante i quali la lettura del tuo libro ha allietato un pomeriggio ferma a letto. Quindi ti scrivo finalmente per dirti che mi è proprio piaciuto e per farti i complimenti.
Non so se volevi che mettessi il mio commento sul blog. A parte il fatto che i blog sono per me ancora terra incognita che non ho grande interesse a esplorare, mi piaceva far sapere a te quello che mi è venuto in mente. Tu poi fai delle mie parole l'uso che credi, ovviamente.
Insomma, il libro mi è piaciuto, non solo perchè non mi dispiace il genere letterario che dopo Tolkien non avevo più frequentato (chi poteva essere pari a lui mi dicevo?), ma anche per la storia, per i personaggi e lo stile.
Ehi, piano con i paragoni... Prima Emanuele con Asimov, poi tu con Tolkien. Suvvia!
L'intreccio è avvincente e il libro si legge in un soffio.
I personaggi in 70 pagine non potevano venire caratterizzati con la profondità di Dostoevskji, eppure non risultano banali e tantomeno piatti. Specie, per ovvie ragioni, il protagonista di cui mi è piaciuta l'iquietudine e la voglia di non arrendersi e ripartire sempre. Alla fine è proprio lui che come ogni buon protagonista fa un bel viaggio interiore in parallelo con quello sulla superficie del mare.
La scrittura scorre veloce e ti confesso che mi piace leggere senza sentire l'autore dappertutto.
Grazie per il commento. Non credo sia facile per nessuno celarsi dietro le parole dei propri racconti, così com'è molto complicato dare una parvenza di vita e credibilità ai personaggi. Ho ancora molta strada da fare, ma mi fa piacere che i miei sforzi sono stati notati.
Se proprio vuoi un appunto, sennò sembra che sia una recensione interessata, mi pare che il protagonista sia un po' di pressione bassa. Ogni dieci pagine sviene! via un po' di sale nella sua dieta!! :-)
Interessante, questa riflessione sulla dieta alimentare del personaggio: provvederò a lamentarmi con quello spilorcio di Oriz, una misura in più di sale per il suo stufato poteva anche comprarla! Scherzi a parte, non avevo fatto caso ai mancamenti del libraio. Ogni tanto mi ripeto, devo farci attenzione.
Sperando ti faccia piacere ricevere queste mie riflessioni, ti saluto con lo slogan: "buona la prima!"