Beh, caro Luca, ho deciso di dare anche io il mio modesto contributo alla diffusione del tuo libercolo... Una piccola recensione, ed un semplice perchè vale la pena leggerlo.
Tratto da Il Quinto Clone
Titolo: Il Libraio di Kolos
Autore: Luca Larpi
Edizioni: Il Filo (http://www.ilfiloonline.it), 2007
Trama: un ragazzo eredita una libreria dallo zio, libreria che purtroppo, da quando i pirati hanno invaso le coste, non ha più un cliente. Una notte i pirati mettono a fuoco la città, distruggendo l'unica cosa che ancora lega il protagonista a Kolos. La stessa notte, il conte Uriel recluta uomini per andare a debellare la piaga dei pirati, e il ragazzo si arruola. Comincia così un'avventura che non si sarebbe mai immaginato leggendo i libri dello zio.
Commenti: Perchè leggerlo? Perchè è scritto da un mio carissimo amico. Personalmente ho avuto il piacere di veder creare questo racconto, e che Luca sia riuscito a trovare una casa disposta a dare fiducia a giovani autori è stata una cosa che mi ha fatto molto piacere. Il racconto è breve, molto. 70 pagine. Il costo del libretto può sembrare alto, 13 euro per un racconto così breve non sono pochi. Certo, è vero. E' vero anche che io li ho spesi, non solo perchè Luca è un mio carissimo amico, ma anche perchè nella sua brevità, questo libretto ha il pregio di essere stato scritto perchè l'autore aveva qualcosa da dire. Perchè ha cercato, con tutta la sua inesperienza (il racconto è abbastanza lineare e a tratti piuttosto prevedibile), di raccontare l'uomo, di raccontare il dramma umano di essere messi di fronte alle proprie scelte, alla propria vita. Il paragone sarà ritenuto molto azzardato, ma mi colpisce moltissimo il fatto che, come ha detto nella presentazione del suo libro a Pisa, lui sente i suoi personagig come li sentiva Tolkien: il concetto di subcreazione, i personaggi sono lì, e "camminano" da soli. Ma la cosa veramente importante di questo libretto è che è stato scritto non solo per la passione per la letteratura fantastica, ma perchè aveva deciso di scrivere perchè ha davvero qualcosa da dire. E' di un ragazzo giovane, passibile di tutti gli errori che può fare uno scrittore in erba... Però, ragazzi... Ne vale davvero la pena, se volete il mio parere.
E' sempre molto difficile parlare di un "libricino" e del suo "autore" soprattutto se questo"autore" lo conosci da sempre perche' nel caso specifico e' tuo figlio.
Caro Anonimo Genitore, se volevi rimanere tale potevi inventarti un incipit diverso 
Il libraio di Kolos l'ho letto in poche ore.e certamente il personaggio che piu' mi ha incuriosito e' il "Libraio". Mi ha coinvolto il suo piacere fisico per quei vecchi manoscritti,la sua solitudine fatta di silenzi cosi'rumorosi in quei pomeriggi dove a farti compagnia c'e' solo un vecchio gatto e la certezza che dopo quelle ore trascorse tra pareti umide e polverose quello che ti aspetta e' una stanza spoglia con un pagliericcio e "quel vuoto" che scandisce le ore della tua esistenza.
Febo e' un cane, non un gatto. Mai detto che fosse vecchio...
Colpisce, nella vita di questo personaggio, l'assenza di una presenza affettiva, nessuno che lo accolga con un sorriso neanche nel ristorante della zia quando con mille stratagemmi riesce a scroccare un piatto di minestra calda. In questo personaggio forse ci sono descritte le paure dell'autore, anche se poi alla fine crea le condizioni affinche' il suo personaggio riesca a ribellarsi dal giogo di quella esistenza grigia ed insignificante attraverso la scelta di seguire IL CAVALIERE nella lotta per il ripristino della giustizia e della liberta'.
Come ho gia' avuto occasione di dire, non amo le letture psicologiche di quello che scrivo: credo sia un po' riduttivo. Riguardo al libraio, faccio notare che non e' lui a "ribellarsti al giogo dell'esistenza grigia ed insignificante" (ma questo linguaggio contestatario da dove salta fuori?!); al contrario, e' un avvenimento esterno, drammatico ed inaspettato, che lo costringe a destarsi dal torpore e guardarsi intorno. Senza l'incendio, non penso che avrebbe mai trovato il coraggio per seguire Uriel.
Se vogliamo e' in fondo la costruzione di un mondo dove non abbia diritto d'asilo ne' la violenza ne' la prevaricazione. Paradossalmente e' il paradigma di questo periodo storico che viviamo, per sconfiggere chi cerca di espropiarci anche del diritto alla "speranza" bisogna coltivare alti ideali e mettercene al servizio senza paura e senza esitazioni questo in fondo e' l'unico modo per ESISTERE.
(Scusatemi, saro' noioso, ma ad una tale provocazione bisogna rispondere a tono.)
Gli ideali non si coltivano, si vivono. E' sul campo dell'esperienza che si gioca la battaglia, non su quello di teoriche astrazioni. Altrimenti il passo tra ideale e ideologia o moralismo e' breve. La speranza nasce sempre da qualcosa che si vede e si tocca.
Sabato 29 marzo, ore 18.30. A meno di due ore dall'incontro, Autore (in un'inedita versione barbuta) e Moderatore (arrivato fresco fresco da Bergamo) si riuniscono nell'antro dei Gladiatori per decidere i punti principali da discutere. Riusciranno a fare in tempo? Io sono un po' dubbioso...

Stefano, al contrario, è ottimista. Un sorriso, una battuta, e incomincia il fuoco di fila. Domande, provocazioni e riflessioni in cui non c'è nulla di banale. Non sarà una presentazione scontata.

L'ottimismo di Stefano è ben fondato, riusciamo a finire in tempo: un buon samaritano venuto da settentrione (il vecchio Jacopo) ci scarrozza fino al centro di Pisa, due passi e siamo al Polo Carmignani. All'entrata della sala è in bella mostra il banchetto allestito da Max, l'inimitabile libraio di Pisa: un bel colpo d'occhio.
Gli ultimi ritardatari sono arrivati, via, si incomincia! Sarà la stanchezza, sarà che abbiamo concluso la preparazione da pochissimo, ma mi accorgo di essere un po' agitato. Per fortuna, Stefano non si fa intimidire dalla folla.

Perchè c'è da dire che la gente è venuta: mi ha commosso vedere quegli amici, disposti a passare una serata a sentir parlare di un modesto libricino. Alcuni sono venuti da lontano, altri non li vedevo da anni: non me l'aspettavo proprio. Grazie, ragazzi, non potete immaginare cosa sia significato vedervi tutti lì.

Impossibile riassumere tutto quello che è stato detto. Una breve premessa sul significato del fantasy, poi entriamo nel vivo. Tutte le domande sul romanzo chiamano in causa la mia esperienza: perchè ho scritto certe cose? Chi è il libraio di Kolos, e perchè non ha un nome? Sono belle provocazioni, che mi costringono a mettere a nudo una parte di me che di solito tengo accuratamente sotto chiave. Per fortuna posso tirare il fiato tra un quesito e l'altro, mentre ascoltiamo la bella Francesca che legge qualche brano dal racconto.

La discussione continua, incalzante. Qualche amico prende la parola e pone altre domande. Provo a rispondere come posso, tentando di spiegare anzitutto la mia esperienza. Non è sempre facile, tanto che spesso sono costretto a fare una pausa per scegliere con cura le parole. Però è utile, perchè mi aiuta a capire che il romanzo che ho scritto non è tanto un omaggio al mio egocentrismo, o il frutto di fantasticherie disordinate che ho voluto pubblicare. Anzitutto è una testimonianza, è il racconto di qualcosa di bello che mi è successo e che desidero condividere con chi ha la pazienza di starmi ad ascoltare. Buffo... Avevo bisogno di un amico come Stefano e di un pubblico come quello di Pisa per riuscire a verbalizzare quello che avevo presente solo in maniera confusa.
Il tempo scivola via, e all'improvviso Stefano mi fa notare che sono quasi le 22.30. Accidenti, e chi se n'era accorto? Conclusione, ringraziamenti, perfino applausi. E infine, viene il momento tanto temuto. Momento che nemmeno la mia barba da anziano professore riesce a rendere meno drammatico: le dediche. Ragazzi, non so voi, ma a me scrivere una dedica mette sempre in crisi. Comunque ci provo, soprattutto perchè voglio ringraziare chi è venuto e ha deciso di leggersi il libretto.

Ed infine, la ricompensa tanto attesa: dopo mesi di Inghilterra, posso finalmente gustarmi una bella pizza in compagnia di amici. Quanto mi mancava un momento del genere! I volti degli amici, le loro battute, la semplicità di quella compagnia. Non sono cose scontate, credetemi. Mentre facciamo onore alla cucina, sento qualcuno zampettare sotto la tavola. Sorrido tra me: anche Febo è venuto a farci compagnia, stasera.

Grazie, amici miei.